The Mummy, come mummificare efficacemente i coglioni del pubblico

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Apro con una domanda che mi sorge spontanea: perché mai riproporre un soggetto così abusato e per giunta di recente come la serie effettivamente ben riuscita (i primi due capitoli) de La Mummia del 1999? Sovviene lo stesso ragionamento sulla serialità cretina di Hollywood che a getto continuo, per esempio, sforna remake dell’ottima serie di Sam Raimi di Spiderman del 2002, confezionando capitoli ripetitivi uno più orrendo dell’altro da almeno dieci anni. È un devastante (per chi ha ancora le papille gustative funzionanti) correre dietro al susseguirsi di generazioni di adolescenti sempre più assecondati al gusto chewing-gum di prodotti usa e getta ricchissimi di vuoto pneumatico ben confezionato.Schermata 2017-12-03 alle 13.56.16.png

The Mummy (2017) di tale Alex Kurtzman con Tom Cruise (ma la vera mummia è lui, l’Eterno), Sofia Boutella (bonazza, ma che cacchio di nome però si va a scegliere), Annabel Wallis (biondina slavata uguale a miliardi di altre biondine slavate) e un sempre più intontito (dal whisky?) Russell Crowe è quello che si dice, tecnicamente, con precisione critico-escatologica, una cagata pazzesca.

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Non mi interessa sottolineare più di tanto che certe immagini siano belle esteticamente o che le scene siano piuttosto ricche, perché ormai questo standard con una bella manciata di milioni di dollari è la cosa più facile da ottenere. Non voglio neanche soffermarmi sull’abstract di una storia piatta e banale neanche lontanamente originale o affascinante o almeno divertente come La Mummia di Stephen Sommers, che aveva dalla sua la simpatica idea di riproporre gli stilemi classici dei film inglesi degli anni Trenta-Cinquanta della Hammer Productions, con una vena autoironica e un ritmo moderno.

Schermata 2017-12-03 alle 13.55.37.pngNel decennio fine Novanta inizi Duemila si profila la moda dell’Anacronismo ben teorizzato da Maurizio Calvesi, ovvero riproporre il desueto, il passato con una composizione-struttura contemporanea: in questo modo si mantiene un “senso del passato” ma solo nell’impianto estetico e non nella sostanza. In arte accadde con i vari Mariani, Arrivabene, Bartolini, in musica ritornavano gli anni Sessanta-Settanta (Goldfrapp, Oasis, Craig Armstrong) e film di “gusto retrò” come la Mummia suddetta, Frankenstein di Branagh, Starship Troopers di Verhoeven, i film di Tarantino, etc…

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In questo film si abbandona, ahimè, l’autoironia dell’anacronismo voluto e ci si prende tutti maledettamente sul serio, come se si stesse a lavorare su una pietra miliare della storia del cinema. È questo il problema che si ripresenta sempre con quella pizza di uomo che deve essere il nostro eternamente giovane Tommaso Crociera, o potremmo dire Crui-seth, per l’argomento trattato, uomo tecno-religioso e moralista sui generis che senz’altro ci sa fare nei film d’azione e non è certo un cattivo attore per il suo genere avventuroso (Charlton Heston era di gran lunga meglio negli anni Sessanta-Settanta) ma che nonostante gli sforzi ha un senso di sé ipertrofico e dunque autolesionistico.

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Infatti la suddetta super-star per emergere sempre e comunque sull’universo mondo vuole solo comprimari intorno a sé e si vede. Ecco allora che il ruolo del contralto comico al protagonista (blandissimo perché Cruise, è noto, non possiede nessun senso dell’umorismo) viene affidato a tale Jake Johnson, un attorucolo rubato alla salumeria sotto casa. Perfino la principessa mummia a quattro occhi è una figura sbiadita, tanto che devono dipingerla tutta per renderla minimamente esotica. Non parliamo dell’archeologa che ha l’espressività di un vaso canopo…

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La storia ripercorre strade già viste ma senza citarle, forse sperando di farle passare per originali. Il problema purtroppo è che il pubblico riconosce elementi stravisti; il volto della mummia che si forma nelle tempeste, il faccione enorme di pietra con la bocca aperta che è arredamento fondamentale per qualsiasi atrio di tomba malefica, i soliti insettoni che escono dalla tomba (poi immancabilmente distrutta), la mummia trasportata con fatica, i corvi comandati dall’oltretomba, inseguimenti roccamboleschi, distruzioni urbane, zombie e cose così. Insomma una roba ingenua che di più non si può.

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La mummia, pensa che originalità, questa volta è una principessa, tale Ammameth… Amaneth… Amaccheccazzo, che suggella un patto col diavolo, ovvero Seth dio dell’Oltretomba, e stermina tutta la sua famiglia per poter prendere il potere faraonico, ma come al solito viene subito sgamata e condannata all’agonia terribile dell’inscatolamento da viva, anche questo come al solito. Buu buu, che paura!

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Grande idea a corollario della meccanica narrativa: le azioni violente di un servizio segreto britannico Anti-Male (con un archivio soprannaturale copiato pari pari dalla serie televisiva Warehouse 13) capitanato dal Dottor Jeckill-Mr Hide (non era meglio il Dottor Frankenstein o la Strega Cattiva di Biancaneve, il Capitano Achab o il Pirata Barbanera?) che si mantiene lucido sparandosi dosi micidiali di tranquillanti.

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Effetti speciali al solito, fotografia al solito, costumi e scenografie al solito, montaggio al solito, rottura di coglioni dunque al solito. A questo punto voglio solo accennare per pietà alla prova d’attore di Crowe, che dopo Il Gladiatore di Ridley Scott non è riuscito a interpretare altro che l’alcolista in crisi d’astinenza in qualsiasi film recitasse.

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Insomma in 110 minuti si svolge ai nostri poveri occhi tutta una manfrina scombiccherata di pugnali demoniaci, rubini magici, incarnazioni malefiche, cavalieri templari rinsecchiti e nuotatori che neanche Michael Phelps, mercurio che va e che viene, sarcofago che sale e che scende con carrucole vecchie e nuove, resurrezioni, sabbie furiose, finchè l’apoteosi dell’Eterno si esplica in tutto il suo straordinario colpo di scena! Ecco che vediamo, rapiti dall’emozione, il nostro Crui-Seth finalmente divenuto immortale (perché prima era morto, poi però era risorto ma poi, rimuore… ecco) e pressochè onnipotente (vero e proprio desiderio di questo attore mitomaniaco) che cavalca nel deserto come Lawrence d’Arabia (seh, magari…) inseguito come un Cavaliere dell’Apocalisse da una tempesta di sabbia, pronto per nuove, aggiungiamo noi tragiche e pallosissime, avventure per sequels a venire.

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Il problema è che questo capolavoro sarebbe l’apripista di una nuova serie di produzioni cinematografiche ispirate ai classici horror come l’Uomo Invisibile (la donna Invisibile, il Trans-Invisibile senz’altro), la Moglie di Frankenstein, il Mostro di Frankenstein (e probabilmente anche la Suocera di Frankenstein), Dracula Il Vampiro, (Il figlio di Dracula e crediamo anche il Nipotino di Dracula) che dovrebbero uscire sotto il sigillo della rediviva Universal Studios ormai defunta con il nome di Dark Universe. Egida di questo progetto fantastico, in cui rientra Cruise come azionista importante, è quello di fare film di mostri non troppo spaventosi che come Supereroi Cattivi combattono Cattivi-Ancora-Più-Cattivi-Di-Loro. Insomma ci aspettano una serie inarrestabile di boiate e boiatine per bimbi minkia e adulti ritardati nelle quali sputtaneranno con una piattezza vomitevole qualsivoglia buona storia della tradizione letteraria e cinematografica fantastica in favore di prodotti da mangiare al luna park, digerire in fretta e cacare quasi immediatamente dopo essere usciti dalla sala. Unica nostra disperata speranza che i sequels in programma, visto il flop mondiale che è stata (a ragione) ‘sta schifezza, probabilmente rimarranno nel cassetto. Sorprende sempre, in chi scrive, l’incredibile ignoranza storico-cinematografica di questi cineasti, il vuoto assoluto di idee, la loro completa mancanza di immaginazione. Non c’è molto altro da dire, se non che spendere tutti questi soldi affidandoli ad incompetenti produttori, sceneggiatori e registi meriterebbe veramente una vera e propria maledizione egiziana.

Lambert


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