The Room: Il film più brutto del XXI secolo (per ora), ovvero quando il cinema entra di diritto nella cinofilia

The Room, film indipendente di culto (masochista) considerato forse il più brutto della filmografia americana del primo quarto del XXI secolo (sempre che qui non si vada tutti al Creatore ci aspettiamo nuove perle negli anni a venire), assurto nella cultura pop (ormai più cultura POU…) ad oggetto “camp” che è colto sinonimo di “boiata pazzesca”.

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Siamo di fronte al mondo (a)variato della comicità involontaria e poi in seguito riscattata per grazia ricevuta dalle masse di amanti del trash trasgressivo, come in Italia il feno-meno del pietoso Richard Benson o il tragico-triste-repellente Andrea Diprè.

Dunque Tommy Wiseau, esule polacco di cui si conoscono pochi dati anagrafici, è fondamentalmente un povero disgraziato convinto di essere straordinario come: modello, autore, regista, attore e cineasta. Nell’Anno del Signore 2003 il suddetto scriteriato produce questa cacata atroce di film dal titolo “The Room”.

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La pellicola sono 93 minuti di assoluta sofferenza, di struggente vuoto pneumatico.

Trattasi della storia tragicomica (involontaria, ribadisco) di amore e amicizia traditi, che si svolge tra un sottotetto farlocco e una stanza degna della più scassata telenovela messicana, terminando con la realizzazione benedetta del desiderio più veemente che il pubblico carica nell’animo durante tutta la visione. Nonostante il ludibrio imbarazzante subìto dal progetto appena uscito nelle sale, in pochi anni l’autore Wiseau si è riscattato come un Ed Wood dei tempi moderni.

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Inutile approfondire la trama da asilo nido per ritardati. Il protagonista Wiseau-Johnny è un ometto muscoloso dai capelli corvini (tinti), vestito con completi neri di tre misure più grandi e la faccia di una guardia di confine bulgara che dovrebbe impersonare l’ingenuo sentimentale bancario di successo (??). In realtà il Disgraziato ballonzola per tutto il film recitando come un autistico, riuscendo nel primato di sbagliare tutti i tempi di recitazione, spesso producendosi in smorfie scimmiesche, ghigni, tic nervosi, tremori, dondolamenti di collo e di arti, versi gutturali, risatine che egli ascrive alla sublimazione attoriale della sua speciale tecnica e al pathos drammatico – ma che sono, in realtà, i tragici inutili sforzi di un fenomenale cane.

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Ecco, quello che ha fatto di un cult movie quest’opera scombiccherata è il livello orrendo del tutto. Oggi d’altronde basta eccellere anche nello schifo che il successo prima o poi ti arride.

Fondamentalmente gli interpreti sono giovani braccia rubate allo scarico portuale: il fotomodello da postalmarket, tale Greg Sestero, è il giovane amante Mark; l’interprete (…ahahah, scusate…) della fedifraga fidanzata di Wiseau, Lisa, non solo è totalmente incapace (sembra sotto forti psicofarmaci) ma ha un’aspetto suino (però per la parte di troietta adattissimo); il ragazzino drogato dai denti marci Danny probabilmente lo era sul serio per partecipare a questo insulto; gli altri scemi di contorno non meritano considerazione.

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Ora, lasciatemi gridare come il buon Pappalardo che mi sono veramente rotto il pipparuolo di questa mania da perversi ritardati di elevare prodotti di merda al livello di capolavori!!!

IMG_0281.jpgBASTAAAARRRGGGH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Questo film è una schifezza inutile e noiosa, punto. E non possiamo che esecrare quel poveraccio che roso nella psiche da un egocentrismo delirante abbia osato non solo scriverlo ma finanche recitarlo!

Wiseau oggi campa grazie ai bimbiminkia più o meno cresciuti – che gridano al capolavoro ma che io chiamerei più volentieri “chiappolavoro” (e qui conio il neologismo, okkio al copyright) – e che riempiono le sale tutti eccitati di acclamare questa spazzatura suprema solo perchè suprema.

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Ci si mette poi il Re dei Bimbiminkia mondiali, tale James Franco attore belloccio ma mediocre (la sua interpretazione ci pare infatti una copia perfetta dell’originale!) che si è specializzato in prodotti di mink…nikkia.

Tutto parte dal buon Sestero che in tempi recenti pubblica un libro biografico sul Disgraziato, in cui non si evince di quale osceno e indescrivibile atto si sia reso oggetto per partecipare al filmetto, ma comunque si scopre che il Disgraziato fosse veramente convinto di quello che ha fatto, che lo è sempre stato e senza verecondia, che non abbia alcun tipo di vergogna neanche oggi, convinto che l’opera sia bellissima!

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Ovviamente Franco ha colto subito la palla al balzo e ci ha fatto su un film, The Disaster Artist, in uscita nel 2017, che rischierà di diventare un caso e soprattutto di rilanciare il nefando attore, sul quale possiamo porci il dilemma finale: è un genio senza talento o solo un talentuoso imbecille?

Lambert


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