Alien Covenant – La rivincita degli androidi?

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Chi la fa l’aspetti. L’insidioso proverbio coniato per la nostra specie si dimena sulle mie labbra avvizzite. Con la proverbiale lentezza che contraddistingue le testuggini, ex abrupto arrivo anch’io alla meta: Alien: Covenant. Ci ho messo giusto due o tre settimane in più, spero che siate indulgenti e che non abbiate aspettato invano. I cosmo-coloni hanno il beneficio del crio-sonno, io devo sgambare, peraltro senza astronave.

Piano, non acceleriamo ché si cancellano. Ci sono due parole sulla sabbia: Alien e Covenant. La prima assurge ad emblema di un’opera mitica. La seconda puzza di compromesso. “Covenant”: patto, accordo, alleanza. Tra chi? La conciliazione potenziale – me lo chiedevo prima della visione del film – doveva essere tra il rimanere fedeli ad un franchise stra-cannibalizzato e lo spaparanzarsi sul lido dello spettatore odierno?

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Caro Ridley Scott, innanzitutto i ringraziamenti – non vorrei sembrarti troppo ostile. Grazie per Alien (quello vero, il fondamentale). Grazie per Blade Runner (meglio ricordarlo ora, prima dell’uscita del secondo). Inesauribilmente grazie per avere illuminato la mia infanzia di paure catartiche e suggestioni immaginifiche. Che sia benedetto – per non dire perdonato – dall’alto dei cieli, tu che a partire dalla stratosfera andavi sempre più in alto per cercare le nuove vie del cinema di genere. Che a quanto pare non sono infinite. Alien: Covenant è un film di melma (non ho usato la parola più fetida per la reminiscenza degli ossequi).

Lo confesso. Aspettavo questa pellicola da centinaia di eoni. Inizia – non ho modo di assorbire l’adrenalina che rimango subito impigliato in una sorta di melma da bagnasciuga. David (Michael Fassbender), l’androide di Prometheus, “filosofeggia” con l’uomo che lo ha creato. Evoca il mondo delle arti guardando un quadro di Piero Della Francesca, accenna L’entrata degli dei nel Walhalla di Wagner al pianoforte, si pone sotto la copia del David di Michelangelo e decide di portarne il nome. Uno dice: ad emularne la perfezione di artefatto? Può essere. Ad evocare la vicenda di chi tramite l’arguzia soverchia il più forte? Ma di che. Nulla di tutto ciò. La storia prova che si ciarlava a vanvera.

C’è un’altra missione nello spazio e – non sbadigliate – una nuova Odissea. L’obiettivo è quello di portare duemila coloni addormentati su un pianeta dove ricominciare – l’utopia non muore mai. Un brillamento stellare ripiega le vele solari dell’astronave Covenant e i piani dell’equipaggio, che capta un segnale radio da un pianeta più vicino. Sugli stolti il richiamo all’avventura è troppo forte: non possono non scendere sul globo novello per saggiarne i solfiti. Tanto l’atmosfera è perfetta per l’occasione, una passeggiata romantica respirando a pieni polmoni un mondo che non si conosce affatto è un’occasione d’oro. Per la cronaca, trattasi dello stesso corpo celeste dove anni orsono sbarcò il Prometheus.

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Cosa può loro succedere se non venire a contatto con una specie aliena devastatrice? Fin qui ci siamo, potevamo prevederlo anche noi animali meno veloci. Ma oltre all’alieno ci sono gli umani. E con chi dovevamo avere a che fare se non con l’ennesimo equipaggio intellettivamente pitocco? Gli astronauti di Covenant in quanto a fetecchiaggine superano perfino gli scienziati di Life – Non oltrepassare il limite. La delegazione ammara, raggiunge i piedi di una bellissima montagna e inizia ad esplorare (a livello paesaggistico l’occhio ha la sua bella parte). Chi mangia chicchi di grano gigante (magicamente commestibile nonostante gli anni luce dalla Terra), chi annusa le simpatiche escrescenze floreali (l’uomo primitivo adoperava l’olfatto per scovare il nemico, quello del futuro è solo un coglione ingenuo), chi ammira commosso dei puntini luminosi davanti al naso tipo lucciole (che diventano micro-particelle, ma tanto qui non c’è inquinamento perciò chissenefrega). Di lì a poco le conseguenze del caso ci ricorderanno che a quanto pare gli sceneggiatori di oggi non possano, forse per contratto, non inserire personaggi infinitamente stupidi. Gli umani devono essere tutti idioti. Di sicuro gli astronauti che muoiono scivolando sul sangue – come fosse la buccia di banana di Buster Keaton – è una scena che potevano tranquillamente evitare.

Della trama non dico altro, magari qualcuno ancora non ha visto il film. Chi ricorda Prometheus saprà del già citato androide David (i cui primi istanti di vita sono enarrati in Covenant), il quale era rimasto sul pianeta. Ebbene la chiave del tutto è proprio lui (nel suo doppio, lo scoprirete), più di quanto non lo fossero Ash di Alien e Bishop di Aliens – Scontro finale. A differenza dei predecessori, David non si limita a svolgere il programma ma si pone ad un gradino superiore con la sua aspirazione creazionistica (“se tu hai creato me, chi ha creato te?”, chiedeva all’uomo che chiamava “padre”), usando il nuovo pianeta come base per sperimentare la pratica.

Insomma, lo preciso. Alien: Covenant non è figlio (o padre cronologico) di Alien. Questo film discende molto malamente da Blade Runner. Io lo avrei intitolato Coventant: La rivincita degli Androidi. Anche se non sono proprio la stessa cosa dei replicanti. David è una sorta di creatore auto-deificatosi, alla ricerca di mamme (o mammi) da cui far nascere le “sue” creature – uno specialista della fecondazione assistita da molto lontano. Se però il cruccio dei replicanti era di prolungarsi l’esistenza, adesso la questione nemmeno si pone – essendo l’androide immortale – e il fine è proprio quello di creare la vita. Colpo di reni dell’autore? Nemmeno per sogno. Tutto si snoda attraverso dialoghi banali che i più sarcastici definirebbero “scottanti”.

Date le premesse redatte lemme lemme, traggo le conclusioni prima che la risacca mi porti via.

NON SI PRESCINDE DA SIGOURNEY WEAVER – La decisione di puntare sul gioco di squadra e non sull’estro del solista è cosa buona e giusta, essendo Ripley insostituibile. E non è che possano farla risorgere ogni volta. Il guaio è che un branco di facoceri non vale una leonessa. Niente carisma, manca il physique du rôle, è vano sperare in un carattere affascinante. La scelta di attori anonimi e la volontà di scrivere ruoli stolti non paga. Persino Fassbender, professionista di certo non mediocre, naviga nel vuoto esteriore della sua faccia piatta – siamo troppo lontani da un mostro sacro come Rutger Hauer, è inutile che gli facciate recitare Percy Shelley e suonare Wagner.

NON SI PRESCINDE DALL’ALIENO CHE SI NASCONDE – Proprio l’idea più grande viene dissimulata dal suo stesso promulgatore. L’alieno del ‘79 spaventa sottraendosi all’occhio dello spettatore, e non perché fa vedere i muscoli viscidi e incordati. Per di più i mostri di Covenant non sono meno cretini degli esseri umani e sembrano Shakma, la scimmia che uccide (i colti esegeti dei B-Movie ricorderanno il babbuino impazzito dei primi Anni Novanta). Eccoli lanciarsi qua e là come canidi irritati e posseduti dal diavolo, in un crescendo di ridicolo ben cadenzato.

SI PUO’ PRESCINDERE DALLA FILOSOFIA – Se le speculazioni alla Asimov (o magari alla Philip K. Dick) sono ridotte a battute da dopolavoro è meglio che rimangano nel cassetto dello sceneggiatore (John Logan, coadiuvato da Dante Harper). Certe tematiche se non trattate opportunamente tanto vale non toccarle, meglio concentrarsi sul thriller ansiogeno o sull’action di buon ritmo. Ne viene fuori un fanta-thriller flemmatico e dalla inutile mole, tipo tartaruga delle Galapagos – l’eccezionale adagio di Alien e Blade Runner è un pallido riflesso.

SI DEVE PRESCINDERE DALL’AUTOREFERENZIALE – Gli occhi di David – udite! udite! – si illuminano nel buio. Soprattutto gli occhi degli androidi in genere si illuminano nel buio, per far capire che gli androidi siano tali. Scusate le ripetizioni, mi auto-cito anche se non ho la caratura di Ridley Scott, il quale cede alla stucchevole tentazione di citare esplicitamente un suo capolavoro. Non ne potevamo proprio fare a meno, come del primissimo piano dell’occhio di David nel frame iniziale.

COVENANT, IL PATTO (MANCATO) – Scott aveva stipulato un accordo con se stesso. Realizzare un film che (insieme a Prometheus, si intende) desse nuova linfa ad una serie leggendaria che egli stesso ha creato. Credo sia venuto meno all’impegno, poi magari si appellerà a qualche clausola tipo a)l’intento è fare soldi”, b)non riesco a smettere”, c)è il miglior film che abbia mai fatto”. Noi testuggini abbiamo un carapace corazzato, le giustificazioni ci rimbalzano come le gocce d’acqua.

Se non sapete cosa siano i primi Alien, andate pure a vederlo, c’è persino il rischio che vi divertiate. Se siete simpatizzanti di Alien, magari andate il giorno che il biglietto costa meno. Se siete ultrà di Alien, fatevi i fatti vostri. Non cavalcate l’onda nostalgica della riproposizione degli antichi miti tanto cara ai produttori (e ai loro conti correnti). Qualora la delusione dovesse essere enorme, dopo non rintanatevi nei gusci. Ascoltatemi, non fate finta di niente. Perché chi la fa l’aspetti. Se la fa anche fuori dalla tazza come Ridley Scott, poi, se ne aspetti una razione doppia.

Kimerol

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Film evocati:

2001: Odissea nello spazio (Stanley Kubrick, 1968)

Alien (Ridley Scott, 1979)

Blade Runner (Ridley Scott, 1982)

Aliens – Scontro finale (James Cameron, 1986)

Shakma – La scimmia che uccide (Tom Logan, Hugh Parks, 1990)

Prometheus (Ridley Scott, 2012)

Life – Non oltrepassare il limite (Daniel Espinosa, 2017)

Alien: Covenant (Ridley Scott, 2017)


5 risposte a "Alien Covenant – La rivincita degli androidi?"

  1. Sono perfettamente d’accordo con te nonostante non abbia un briciolo della tua conoscenza e competenza. Sono rimasta molto delusa. Soprattutto dopo aver recuperato in meno di una settimana quasi 40 anni di Alien proprio per andare a vedere questo film. Cattivo Ridley Scott, non si fa. Dici che faranno anche un altro episodio? Secondo me questo film non è piaciuto a nessuno. Da brividi la scena in cui scivolano sul sangue…dovevo ridere? Mah

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    1. Sì, dovrebbe esserci un sequel già in fase di scrittura e le riprese dovrebbero iniziare nel 2018 (in questo caso il condizionale è d’obbligo). Allo stesso tempo Scott ha smentito la produzione del quinto Alien (saga principale iniziata nel ’79) che avrebbe visto lui come produttore e Neill Blomkamp alla regia (titolo “Alien: Awakening”). Forse è meglio così. 🙂

      Kimerol

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    2. I vecchi fan ne parlano male: troppo intellettuale. I potenziali fan non sono stati convinti dalla pseudofilosofia. Gli adolescenti forse non condividono un clima di fantascienza surreale. Gli ultimi Alien vogliono tenere i piedi in troppe scarpe e dunque inciampano. 😉

      Lambert

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  2. la recensione coglie 2 punti fondamentali che ritrovo nei film di oggi, remake/reboot/sequel/prequel e non:

    1) i personaggi sono stupidi, compiono scelte stupide, e non di quelle prese d’istinto dettate dalla concitazione delle situazioni estreme, ma ingenue, idiote che sfidano la sospensione dell’incredulità per quanto sono inverosimili ed incoerenti.
    non è ammissibile che una spedizione di tale portata sia sempre affidata a gente allo sbaraglio:
    – equipaggi composti da persone emotivamente legate ed instabili con palesi problemi interpersonali
    – zero organizzazione: non c’è una struttura di comando seria, un’organizzazione militare, nemmeno le precauzioni di sicurezza basilari.
    non puoi scendere su un pianeta sconosciuto senza casco ed ossigeno; non puoi metterti a toccare ogni cosa come un bambino; alien o meno, ci sono mille modi per morire in un ecosistema alieno!

    2) le riflessioni filosofiche/psicologiche sono ormai inconsistenti se non inesistenti: il cinema di oggi non riesce proprio ad affrontare temi con un certo spessore, o forse non vuole, perché sa che quello che vende sono azione, esplosione e battutine da cabaret.

    Piace a 1 persona

    1. Grazie per avere avallato la mia recensione, Rismal. Ho poco da aggiungere, se non che da Cinetecario avei voluto vedere tutt’altro film. Rifarsi alla serie storica sarebbe stato arduo se non impossibile, piuttosto che confrontarsi col mito avrebbe dovuto aggiungere qualcosa di inedito di per sé. Scott ci ha in parte provato ma il risultato è quanto scritto nell’articolo e da te sottolineato. Ti invito a leggere le altre recensioni, se ti va. Le trovi sul menu recensioni o sul menu blog. Grazie 🙂

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