The Circle – Devastati dalla realtà aumentata

Ringraziamo James Ponsoldt per averci ricordato che il mondo è governato dai social network. Come lui nemmeno George Orwell ai tempi di 1984, al netto della variazione sul tema. Il brillante virgulto si allunga dal tronco per raggiungere il suo cielo di deduzioni fosche, quindi torna sulla Terra prima della potatura affinché le sue ipotesi non siano perse. Alle radici troviamo David Eggers, scottante autore di libri distopici che lo ha ispirato. Il risultato, The Circle, è una macedonia dai frutti male assemblati di cui i nostri occhi e i nostri visceri potevano benissimo fare a meno.
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Scrivo questa recensione immaginandomi un maiale che tutto mangia e tutto digerisce, mi sarà perdonata la cattivissima metafora autoreferenziale.

COME IVA ZANICCHI – Mae Holland (la terribile Emma Watson, già mi sta sul grugno) viene assunta dalla mastodontica multinazionale delle telecomunicazioni che dà nome al film. La sua mansione consiste nell’alimentare i feedback di The Circle chattando direttamente con gli utenti, senza che ci venga spiegata la ragion d’essere delle conversazioni. Non si vende niente – nemmeno il mangime – e non si parla di nulla, Mae chiede solo un voto alla gente sperando di raggiungere punteggio 100, un po’ come ai tempi di Ok il prezzo è giusto (cento! cento! cento!). Guarda caso si scopre che la ragazzina (Emma Watson ha 27 anni) è molto di più della giovane insicura che si affaccia dalle efelidi per conoscere il mondo. In breve diventerà il perno dell’azienda, metterà tutta la sua vita in rete e porterà idee sensazionali a cui il capo, Bailey (Tom Hanks, una sorta di Steve Jobs ancora più smaliziato) proprio non aveva pensato. È tutto.

GRANDE FRATELLO – Bailey inventa delle palline-cam insidiosissime che, lasciate in qualunque posto, restituiscono a The Circle immagini in tempo reale. Non sforzatevi troppo, non ci viene spiegato come siano alimentate, potenzialmente restano accese all’infinito – del resto the future is now, abbiamo già risolto il problema della conservazione ad libitum dell’energia. Di tutto ciò non approfitta la CIA, non l’FBI, né gruppi occulti nati per sovvertire l’ordine mondiale (non ci hanno pensato). I rintronati neomaggiorenni invece le sfruttano per saggiare la qualità delle onde della West Coast (surfisti di tutto il mondo unitevi) o per scovare e denunciare qualche dittatura dall’altra parte del globo terraqueo. Elettrizzante.

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ELEZIONI COATTIVE – Il colpo di genio arriva nel secondo tempo. “E se obbligassimo (per legge, n.d.r.) ogni individuo ad avere un account tramite il quale deve obbligatoriamente votare?”, propone Mae. E Tom Hanks a momenti si commuove. Due minuti dopo l’utopica democrazia è già realtà e il problema dell’astensionismo è risolto, mentre il “ribelle” di turno lancia frasi al veleno paventando (non lo sappiamo con certezza) derive autoritarie.

CALDERONE INFERNALE – Le tematiche, come in ogni capolavoro, sono le più disparate. Oltre al Grande Fratello e alla possibilità di gestire le elezioni coattivamente torna il demone della realtà aumentata. Imperversa nel suo vedo-nonvedo lo spettro del sistema remoto che monitora in tempo reale i parametri corporei e i gusti commerciali dello sprovveduto americano. La vita diventa pubblica e i membri della comunità possono aiutare il malato a guarire o il poliziotto a catturare l’ergastolano in fuga (senza che nessuno si chieda se questi sia davvero colpevole, per mostrare una volta di più la pericolosità del network). E quando le conseguenze diventano tragiche, Mae e Bailey trovano il modo di migliorare le cose accentuando il livello di controllo. James Ponsoldt prende queste idee senza scremarle e le butta tutte dentro. Il gabinetto.

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NON STA IN PIEDI – The Circle è una scoria nucleare. Il cruccio dell’umanità cinefila dovrebbe essere quello di trovare il modo di piantonarlo dentro un fusto e scaraventarlo in un’altra galassia, colargli del cemento addosso come hanno fatto con Chernobyl sarebbe troppo pericoloso. La regia è accademia pura e delle più banali, Ponsoldt fa né più né meno quello che gli hanno insegnato all’istituto serale. La sceneggiatura è orripilante, una successione di idee proto rivoluzionarie partorite dai protagonisti che non si inseriscono in una scala evolutiva ma fanno episodio a sé. Quando arriviamo al tema delle elezioni abbiamo già dimenticato che ci sono microcamere ovunque in tutti i continenti. C’è necessità di mostrare gli aspetti positivi delle cam? Allora mandiamo Emma Watson col kayak sulla baia di notte, cosicché una nave la investa e arrivino gli elicotteri a salvarla (“non ringraziare noi, ringrazia The Circle”). N.B. Non ci crede nemmeno Danny Elfman, con la sua colonna sonora giocattolosa tra il pop frizzante e il minimale.

NON È MAI TROPPO TARDI – Ad una certa Mae rinsavisce e insieme a uno degli sviluppatori di The Circle (John Boyega, che dopo Star Wars Ep VII: Il risveglio della forza torna a vestire i panni del ribelle, stavolta cialtrone per mancanza di script decente) sputtana Bailey e salva il mondo. Ma il finale è quanto di più audace abbiano mai tentato al cinema. E non dico altro, casomai ci fosse qualcuno che – a suo rischio e pericolo – intenda vederlo.

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EMMA WATSON – Il soggetto più urticante del baraccone è proprio la starlette di Harry Potter e La bella e la bestia. La sua scelta da parte della produzione vale il pregiudizio. Emma è la ragazzina che a momenti diventa donna, con la sua faccina non troppo avvenente e il suo atteggiamento pseudo scaltro, il soggetto in cui milioni di ragazzine possono identificarsi. Il film è stato pensato per i tardo adolescenti e per i signori di mezza età sinora poco avvezzi ai social network, sperando che la paura possa portare nelle sale almeno i secondi.

Il maiale affamato conclude a fatica questo foglio tristissimo e privo di qualunque ispirazione. Se non una. Avrei voluto essere il montatore e inserire immagini di maiali meno schizzinosi intenti a svaccarsi nel proprio ludibrio. Così, una volta ogni tanto, per fare qualche metafora sociale tipo evocare lo schifo nel quale siamo finiti a forza di social network e iper-connessioni. Magari sarei stato più efficace del tragico Ponsoldt. Perché l’intento del maestro era proprio – udite! udite! – quello di far riflettere sulla degenerazione della interconnessione social. Ma non lavoro a Hollywood e The Circle mi è solo finito nel trogolo, sicché l’ho divorato e vi ho appena redatto il risultato. Per fortuna ho intestino da vendere e me ne sono liberato abbastanza facilmente – iddio mi abbia in gloria.

È ora del riposino pomeridiano, grugnisco l’ultima frase a effetto. The Circle è un film di merda all’uranio impoverito. Non vi fidate? Se avete una tuta antiradiazioni provate pure. Ma se qualcosa dovesse andare storto non dite che non vi avevo avvertiti.

Kimerol


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