Animali notturni e dove trovarli

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La eco di Harry Potter voleva essere un subdolo tentativo di smorzare la cupezza. Animali notturni è il film che sia ama o si odia, il thriller ansiogeno che in qualche modo ti aspetti e che per tale ti fa saltare dal divano surriscaldato. L’imperatore della moda Tom Ford mette in passerella – metafora tristissima, lo so – le scorticazioni interiori dell’individuo in bilico tra l’essere e l’apparire, ma anche l’epopea di un fallimento matrimoniale. Trionfo di dozzinalità squassa-gonadi o c’è di più? E’ bene che inizi a spiegarmi, prima che mi venga la febbre da frasi sciagurate.

IL FATTO – Susan Morrow (la rossa Amy Adams, già catalogata in Arrival) è la proprietaria di una galleria d’arte moderna. Pseudo-talento in ribellione con la famiglia repubblicana, ha lasciato il marito (Jake Gyllenhaal, ancora lui dopo Life) diciannove anni prima perché troppo poco ambizioso, optando per un ricco bastardo di risulta che puntualmente la cornifica sulla East Coast. La vendetta di Edward sarà un libro terrificante da lui scritto che lo vede protagonista insieme alla moglie e alla figlia. In cosa consiste? Lo scoprirete guardando il film, il Cinetecario si tace.

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IL VUOTO – Il film si apre con l’istallazione di donnone nude ed obese che ballano sul posto, tempestate dai flash in un eccesso di pornografia visiva. Il critico d’arte medio dirà che la Morrow voglia criticare il conformismo americano, senza però offrire un’alternativa di contenuti. La vacuità umorale e valoriale di Susan è la spada di Damocle ormai sganciata che trancia inesorabilmente il suo stomaco. L’artista è insoddisfatta, sa di avere commesso un’idiozia che ha scagliato la sua vita nel canalone del rammarico. Nel presente diegetico vediamo una donna terribilmente svuotata, ormai in linea coi valori altoborghesi della triste madre, sorretta da un egoismo volto alla mera sopravvivenza. E già qui avremmo tutti gli elementi della mattonata sui genitali.

IL PIENO – Edward è uno scrittore, l’emblema del creativo che si danna l’anima per arrivare ad una struttura narrativa concreta, buona se non altro per un piccolo pubblico. Susan vede in lui il talento che non esplode perché troppo fermo sulle sue elucubrazioni tecniche e introspettive, l’uomo “sensibile” che dovrebbe darsi una svegliata. Qualunque cosa egli scriva, lei ha da ridire. Lui lo sprovveduto, lei la mantide religiosa che lo divora già durante l’atto riproduttivo, secondo un amore che non ammette repliche. Ma l’animale Susan non è spinta da pulsioni biologiche – proverà anche ad abortire il risultato dell’unione – bensì sociali, in quanto non può accettare la presunta debolezza del marito, che merita di essere lasciato per il primo fetentone del caso.

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LA VENDETTA – Se aveste da mandare il conto delle ingiustizie ad un vostro ex partner, cosa fareste? Vi rechereste sotto casa sua per sfasciargli una macchina che magari potrebbe benissimo ricomprare un minuto dopo oppure scrivereste un romanzo che lo vedrebbe cavia di efferatezze indicibili? Austin Wright (autore del libro Tony & Susan da cui il film è tratto) e Tom Ford non sono favorevoli alla prima soluzione. Il punto forte della pellicola è il collegamento tra il rimorso (fatto) e la storia inventata (arte-fatto) in cui le vicende sono altre – non biografiche – ma la sofferenza dei protagonisti è la stessa. Insomma una specie di catarsi al contrario secondo cui il carnefice (Susan) piuttosto che espiare diventa la vittima che affoga nel dolore che ella stessa ha causato in altri tempi e in altri modi. Non a caso i protagonisti del romanzetto sinistro di Edward sono proprio lui, la moglie e quella figlia che non ha mai potuto frequentare. Così il film va avanti su due piani, quello diegetico in cui Susan legge il libro che Edward le ha recapitato e quello della storia trattata dal libro stesso, che susciterà repulsione nella donna dato il forte contenuto.

PRODOTTO EFFICACE – La regia è buona, nulla da dire. Le geometrie di ripresa sono sapienti, non ci sono scene in eccesso, il thriller funziona bene e il noir che si allestisce ha la giusta eleganza tetra senza eccedere in espedienti artificiosi. La trama del libro di Edward è banale ma a ragione, vuole riportare una storia quasi stereotipata in cui i presagi sono né più né meno l’anticamera dei fatti negativi che effettivamente accadono, non ci sono “colpi di scena” o individui sorprendenti (il Texas nasce come desolato e pericoloso e così muore, i cattivi incontrati sulla via sono davvero cattivi, lo sceriffo è cinico ma agisce per la giustizia). Del resto l’obiettivo di Edward non era quello di scrivere un capolavoro ma di vendicarsi, esasperare gli animi della ex moglie. Il piano del libro è girato con tecniche lineari affinché ci sia coesione tra la macchina da presa e la storia. Ma proprio nella banalità delle vicende Tom Ford riesce ad emozionare, farcendo il tutto di tensione efficacissima e di crescendo precisi anche se mai esasperati.

TOM, CI SEI O CI FAI? – L’apparenza di una donna tutta forma sensazionale e niente contenuto, la pienezza di un uomo più umile ma dalla purezza creativa innata: due opposti inconciliabili dei caratteri umani. La domanda nasce spontanea e diabolica. Tom Ford, da che parte stai? Lo spettatore non può non immedesimarsi nel vendicatore e gettare fango poco compassionevole su Susan, degenerata da brillante virgulto dell’arte (o della buona società?) a personaggio solo e per di più tradito. Ma tu sei troppo sibillino per potere essere iscritto ad una fazione precisa, provieni da un mondo che nell’apparire ha – nel bene e nel male – la sua ragion d’essere. Preferisco considerarti talmente scaltrito da metterti nel mezzo, come il furbacchione che lancia provocazioni dalla sua posizione equidistante. Tanto i lettori di questo blog sapranno farsi la loro idea.

Animali notturni è un’operazione riuscita, uno dei migliori thriller degli ultimi tempi (Leone d’argento, Gran Premio della Giuria a Venezia). Se vi farà anche perdere il sonno non saprei dirlo. Se avete paura di cascarci magari guardatelo di giorno.

Kimerol


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