Grimsby – Con un peto e un rutto la nuova Inghilterra saluta il nuovo Bond

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Sacha Baron Cohen fa della comicità un’arma contro i luoghi comuni del politicamente corretto. Mentre altri comici anglosassoni e non solo tentano di narrare ciò che siamo oggi spingendosi non oltre un certo limite, Cohen colpisce come un bulldozer tutte le immagini intoccabili della nostra cultura, amplificandole e rendendole assurde per come veramente lo sono in realtà. Sesso, morale, religione, politica, identificazione sociale e infanzia vengono sbeffeggiati senza alcun ritegno, spesso spingendosi nella volgarità più blasfema con risultati senz’altro spiazzanti, urtanti ma anche piuttosto divertenti.

Quello che distingue questo film da Borat o da Brüno, due film fondamentalmente macchiettisti con personaggi estremi e senza remissione, ma che per certi versi si ravvisava già con Il dittatore, è un senso di riscatto dei personaggi e un tono sentimentale che restituisce alla fine della storia una sorta di morale del buon senso popolare e dei più basilari sentimenti umani, quasi che Cohen, persona in realtà elegantissima e molto british style, voglia sempre di più affrancarsi dal genere grottesco per approdare in età matura ad una carriera “più seria”.

In questo caso la spy story vede due fratelli separati durante l’infanzia, Nobby Butcher e Sebastian Strong, che dopo alcune peripezie si ritroveranno legati non solo da sentimenti fraterni ma anche da comuni doti “professionali”. Il primo è un disadattato nullafacente che abita in un arretrato sobborgo operaio – Grimsby, appunto – con la sua sgangherata famiglia che per altro è unitissima; l’altro un sofisticato super agente segreto britannico, solitario, nevrotico e privo di qualsiasi accento umano.

Butcher, pettinato e basettato come Noel Gallagher, è la summa dell’orrore estetico della classe popolare inglese (di cui gli Oasis si facevano promotori e Cohen non a caso li sfotte chiaramente). Aspetto tra i più interessanti è questa sintesi incarnata di tutti i comportamenti più grotteschi e ignoranti della working class, tutta birra, cattivo gusto, maleducazione, pub scalcinati e partite di calcio che più spesso all’estero confondiamo con le immagini dell’aristocrazia di campagna tutta tweed e compassatezza. Strong è invece il compendio di ciò che ci si aspetta da un agente segreto britannico ed esteticamente ricorda più Hitman che Bond, un uomo neutro, anonimo. Il film si regge sull’assunto che mentre il fratello disagiato applicherà ingenuamente la forza del suo vissuto quotidiano fatto di sotterfugi e invenzioni frutto dell’abitudine di aggirare le difficoltà quotidiane, l’altro imparerà proprio dal primo il senso dell’improvvisazione e della condivisione.

Le situazioni tra l’osceno e l’orrido si sprecano (atroce quella degli elefanti in calore), scene spesso scatologiche e sessuali con un piacere particolare nel concentrarsi sui particolari più sordidi e sporchi, che evidenziano l’esplicita antipatia per i moralismi (da chi scrive condivisa) e per quell’ipocrisia che salva sempre bambini paraplegici e affamati, vecchine e malati.

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Il film ha un ritmo brillante che nei precedenti, decisamente più lenti, non si ravvisava. Il montaggio rende la visione assai scorrevole, tutti gli elementi tecnici sono di buon livello e le scene d’azione sono impeccabili.

La storia non è solo un amalgama di scene comiche ma in qualche modo vuole spiegarci come stanno le cose in Inghilterra, certo senza approfondire cause ed effetti ma lo specchio sociale che fa della classe operaia è brillante e inusitato; da un lato è molto pungente ma dall’altro suggerisce un substrato umano autentico che in qualche modo affranca i freaks di Grimsby da un giudizio totalmente negativo e bestiale.

Grimsby - 2016

Piuttosto originale in realtà rappresentare da un lato usi e costumi a dir poco beceri e dall’altro una coesione affettiva familiare e sociale di gruppo che intenerisce e che racconta molto più di altre narrazioni blasonate la realtà di una umanità in difficoltà, priva di strumenti culturali, chiusa in gruppi strettissimi esattamente come nei secoli passati, che fa quadrato perché fragile e incapace di adattarsi realmente al resto del mondo. In questo caso il film di Cohen trova una sua realizzazione curiosamente sociologica, a mio avviso molto meno manierista e pedante dei vari Trainspotting e Manchester by the Sea.

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Film evocati:

Trainspotting (Danny Boyle, 1996)

Borat (Larry Charles, 2007)

Brüno (Larry Charles, 2009)

Il dittatore (Larry Charles, 2012)

Manchester by the Sea (Kenneth Lonergan, 2016)

Grimsby – Attenti a quell’altro (Louis Leterrier, 2016)


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